Lo stappo: Durella IoCloe 2018 Tonello

Lo stappo: Durella IoCloe 2018 Tonello

Nella norma non c’è nulla, se il vino è rappresentazione di varie cose, nella famiglia Tonello queste cose sono molteplici, si parla di tradizione, di territorio, di uve autoctone e di innovazione, ma tutto è espresso nei termini di Diletta una ragazza che sui monti Lessini sta portando una vera rivoluzione.

Come definireste voi un vino bianco fermo fatto in una denominazione prettamente dedicata alle bollicine? Io lo chiamo coraggio, un coraggio che sa di esperienza e di consapevolezza, ma anche di spregiudicatezza e irriverenza.

E se vi dicessi che a fare tutto ciò è la presidentessa del consorzio Lessini durello? E se lei avesse appena 30 anni? Ecco Diletta è tutto questo e molto altro.

Il suo Io Cloe parla di lei come meglio non si potrebbe, la durella qui si esprime per quello che il territorio vuole darci, il terreno ricco di rocce vulcaniche e vulcanico-detritiche dona note di zolfo che si ammalgamano con le più fresche sensazioni di fiori tipiche della durella quali zagara e camomilla.

Io Cloe prende il nome dalla da una titanessa della tradizione greca la titanessa della terra, l’espressione di potenza e forza che più si addice ad un vino di antica tradizione che purtroppo sta venendo dimenticato.

In bocca il vino è morbido ed avvolgente e mostra leggere note di invecchiamento, ma tutto è mediato da una spiccata acidità che dona lunghezza e freschezza alla bevuta.

Fresco e deciso, minerale e floreale sono le caratteristiche principali di Io Cloe, un vino un vino di tradizione, di territorio, di uva autoctona e di innovazione.

 

Che altro dire…….. #lanostravitaèincredibile.

 

Autore

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    Stefano Cengiarotti Malini, nato a Verona l’01/02/1991, appassionato di vino dall’inizio della sua carriera, sviluppa il suo amore per lo stesso già nella sua prima esperienza al Vittorio Emanuele ristorante storico del centro della città di Romeo e Giulietta; successivamente entra a far parte della brigata dell’Antica bottega del Vino la Mecca di tutto i sommelier della città, qui incontra il suo mentore e amico Alberto Bongiovanni, figura che tutt’ora ha una grande influenza nella vita di Stefano. Diviene ufficialmente sommelier AIS nel gennaio 2018, ma sono le visite alle cantine e la continua voglia di studiare che lo rendono quello che è ora. Gli anni del covid sono complicati per la ristorazione della città quindi Stefano decide di approcciare il lavoro in vigna e successivamente si sposta nelle langhe in quella barbaresco che è meta enogastronomica di rilievo assoluto, qui collabora con chef Manuel Buchard all’Antinè bistrot nel centro del paese di Gaja. Ora gestisce la cantina del Donatelli-3011 pizzeria gourmet, con 2 spicchi del gambero rosso, in provincia di Verona, locale che fa dell’innovazione e della ricerca la base su cui costruire un progetto, questi punti sono alla base delle scelte della carta di Stefano, scelte della quali sicuramente vi parlerà.

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