I Madera sono tra i vini più famosi del mondo, tanto da essere entrati per la porta principale nel vocabolario moderno con il verbo ”maderizzare” e con l’aggettivo ”maderizzato”, usati per definire dei vini in evidente ossidazione, che non sempre però è da considerarsi un difetto, ma un pregio come in questo caso.
I vini Madera provengono dall’arcipelago portoghese omonimo, che si trova 680 km a ovest del Marocco, circa 1.000 km a sud-ovest di Lisbona. L’isola di Madera è la più grande e la più verde, infatti viene chiamata Pérola do Atlántico, cioè perla dell’Atlantico, perché è un vero e proprio giardino, con una temperatura media di 24 gradi d’estate e di 19 gradi d’inverno.
I suoli sono di origine vulcanica e le piogge non sono frequenti, ma sono di carattere tropicale, perciò si tratta di un vero paradiso per la vegetazione. Le meravigliose foreste d’alloro di Madera sono iscritte dal 1999 nell’elenco dei patrimoni naturali mondiali protetti dall’UNESCO World Natural Heritage.
Le altre isole intorno, in realtà isolette, molto povere di vegetazione e a volte desertificate, sono disabitate, a eccezione di Porto Santo, la seconda per ampiezza.
Madera, conosciuta sicuramente nell’antichità dai Fenici esattamente come le Canarie e le Azzorre, è abitata fin dal 1420 dai Portoghesi che vi fondarono la città di Funchal e oggi conta circa 260.000 abitanti su circa 741 km² di superficie.
Nel corso dei grandi traffici commerciali a seguito della scoperta dell’America, sull’isola sono arrivati prima i vini e poi le barbatelle, specialmente da Cipro, tra cui quelle di Malvasia (malvasia candida, chiamata anche malvasia de Cheiro o malvasia de Ribeira).

L’uva e il vino avevano infatti un’importanza fondamentale nella prevenzione della terribile malattia dello scorbuto che colpiva allora i naviganti, proprio grazie all’elevato contenuto di vitamine e minerali. Nel secolo XVII, invece di scaldare direttamente il vino sulle navi, si era incominciato a farlo proprio sull’isola, mantenendolo per circa sei mesi nelle pipas da 600 litri, situate in locali riscaldati oppure nei sottotetti arroventati dal sole, a temperature tra i 40 e i 50 °C.
Nello stesso periodo si era notato anche che la trasformazione del vino in aceto durante i lunghi viaggi sulle navi veniva efficacemente contrastata da una sapiente piccola aggiunta di distillati di vino, soprattutto brandy.
Questo tipo di vini fortificati, dagli inconfondibili aromi di caramello, mandorle dolci, uva passa e frutta candita, che venivano già allora chiamati Madera, erano molto apprezzati dagli Americani e dagli Inglesi.
Proprio questi ultimi, con lord Methuen, nel 1703 avevano firmato a Lisbona un trattato commerciale siglato dal re Pietro II e avevano ottenuto dei privilegi nei territori vinicoli del Portogallo, appunto per i vini Porto e Madera. Nel 1840 a Funchal esistevano ben 13 società angloportoghesi per la produzione e il commercio del Madera, su 70 case vinicole presenti e attive.
Di queste, dopo i due terribili flagelli dell’oidio nel 1851 e della filossera a partire dal 1872, che avevano distrutto il 90% delle vigne, ne erano sopravvissute soltanto 15. Alla fine di quel secolo erano state importate delle nuove barbatelle di Malvasia (malmsey o malvoisie, oppure malvo, nelle sue sottovarietà fina e babosa) innestate però su radici americane di vitis berlandieri, vitis riparia e vitis rupestris per poter ripopolare i vigneti.
Questi ibridi davano dei vini dalle doti organolettiche certamente differenti, per esempio l’odore foxy, di volpe, che tanto piace agli Americani, ma che si erano poi rivelate resistentissime e ne richiamavano delle altre.

Comparivano già allora anche le uve rosse jacquet e tinta negra mole, nonché nuove uve bianche come verdelho, bual, muscatel de setubal e sercial, quest’ultimo derivato dal riesling renano e amante dei suoli vulcanici e dell’altitudine, dagli 800 fino ai 1.800 metri sul livello del mare.
Da queste uve nascono i Madera odierni, che sono di diversi tipi, dal dolce, ambrato e aromatico che viene dall’uva malmsey fino al meno dolce e più scuro che viene dall’uva bual (o boal), da quello leggermente secco proveniente da uve verdelho fino a quello molto più secco proveniente da uve sercial.
Oltre a questi più famosi Madera monovitigno ci sono anche del blends, come l’Alvada ed il Rainwater. Dal 1979 la qualità dei vini, la formazione professionale degli enologi e dei quadri, il controllo dei sistemi di allevamento e di conduzione dei vigneti sono affidati all’Instituto do Vinho de Madera.
Le vigne occupano circa 2.100 ettari, estesi soprattutto nella parte meridionale dell’isola e suddivisi fra circa 4.000 proprietari, di cui circa 1.800 nella sola regione di Càmara de Lobos. Sulla seconda isola dell’arcipelago, Porto Santo, gli ettari sono soltanto 20. La produzione ammonta a circa 100.000 ettolitri, il 40% è vino da tavola.
A causa della frammentazione delle vigne non ci sono che pochissimi vignaioli in grado di produrre le uve, fare il vino, imbottigliarlo e venderlo, ma soprattutto di esportarlo.
Esistono però una serie di case vinicole, collegate storicamente con i maggiori importatori inglesi, che da sempre si occupano principalmente del commercio dei Madera all’estero, fra cui troviamo i londinesi Broadbent Selections Inc., Chairman, Flagmans Ltd., mentre a Bristol c’è Avery’s.

Non si può affermare però che ci sia un’oligarchia monopolistica. I Francesi hanno A. Clauzel, in California ci sono Europvin USA e Premium Ports & Madeiras. Sull’isola, invece, le compagnie più potenti sono la Madeira Wine Company Lda e la Henriques & Henriques, frutto di diverse fusioni e consociazioni fin dai primi del ‘900 di molte altre ditte produttrici storiche di vini dell’isola.
Farne un elenco potrebbe stancare, ma penso sia meglio citarne alcune, perché le loro etichette sono sicuramente in circolazione tramite la nuova casa madre e i suoi distributori e lo saranno ancora per tanto tempo, in quanto i Madera eccellenti hanno una vita molto lunga, almeno un secolo e forse anche di più: Harry Hinton, Blandy Madeira Ltda, Welsh, Cuna & Co. Lda, Henriques & Cámara, Donaldson i Krohn Brothers, Leacock’s, Abudarham Viúda Vinhos & Filhos, Shortridge Lawton & Co, Barros, Almeida & Co, Madeira Meneres Sociedade dos Vinhos, Cámara Lomelino, F. F. Ferraz & Co, Cossart Gordon & Co Ltda.
I migliori Madera (per esempio i Vintage e gli Extra Reserve, i vinhos de canteiro), infatti, sono vinificati apposta per vivere a lungo e partono da selezioni di vini che vengono elevate in botti di legno di rovere per molti anni, anche più di 20, e poi affinate per altri 20 anni in vetro, nelle damigianette da 20 litri chiamate demijohn.
Soltanto in seguito, e dopo un attento assemblaggio, si possono imbottigliare questi vini che fanno letteralmente impazzire i collezionisti. Per fare un esempio, una bottiglia di Madera del 1792 è stata battuta all’asta da Sotheby’s a New York nel 1997 ed è stata venduta per 22.000 dollari all’Hotel Casino Rio di Las Vegas.
Ma non si creda che siano soltanto cimeli storici da collezione. Un importatore polacco che conosco ha aperto e degustato nel 2001 una delle sue due bottiglie di Bual del 1900 di Manuel de Sousa Herdeiros, un Madera amabile e in splendida forma, imbottigliato nel 1978.
Il tappo cominciava a mostrare segni di frammentazione per la perdita di elasticità, ma per i Madera la qualità e la lunghezza dei tappi non hanno quella particolare importanza che diventa invece fondamentale, per esempio, nel caso di un grand cru di Bordeaux o del Barolo. E non è escluso che la sorella di questa bottiglia possa essere stappata dopo un altro secolo.

In quanto alle cifre cosiddette da capogiro, quelle battute nelle aste più famose, è meglio ricordare che in Portogallo recentemente in un’enoteca specializzata erano in vendita due bottiglie di Madera per molto meno: una di Sercial Solera secco del 1898 Henriques & Henriques a 520 euro ed una di Malmsey Solera del 1930 Veiga Franca a 440 euro. Negli USA, una bottiglia di Madera secco di 70 anni valutato da Wine Spectator con 91 punti, il Madeira Malvasia Malmsey costa intorno ai 300 dollari.
Per delle bottiglie invecchiate molto meno, come i Finest e i Reserve, si spendono delle cifre più umane. Per esempio, sempre in Portogallo per una bottiglia di Rich Malmsey Madeira di Blandy’s con 10 anni di botti di rovere sulle spalle non si spendono più di 33 euro e una bottiglia di Fine Madeira da uve verdelho di Henriques & Henriques costa meno di 20 euro. E non si tratta di vinelli da poco, ma di vini fatti con criteri moderni, per esempio il cambiamento del sistema e della densità d’impianto.
Oggi sulle terrazze il sistema della moderna spalliera sta diffondendosi per diverse ragioni: la maggiore aerazione che previene la botrytis cinerea e altre malattie della vite, la facilitazione delle operazioni manuali di potatura, legatura e vendemmia, la migliore esposizione al sole che assicura uve più sane, la superiore resistenza al vento e quindi meno rotture e lesioni, insomma dei grossi risparmi.
L’aumento della densità di piante per ettaro, che tradizionalmente era per filari distanziati da 6 a 8 metri, equilibra il rapporto delle piante col terreno, previene l’invecchiamento prematuro dei ceppi e permette di contrastare più efficacemente le erbacce infestanti, insomma ne derivano degli acini certamente più ricchi di tannini e sostanze minerali, che danno un vino di elevatissima acidità, anche volatile, il vero pregio dei Madera.
Autore
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Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it nonché per alcuni blog. Un fico d'India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.
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