Confesso che non lo conoscevo sino a poco più di un mese fa.
Il poverello beneventano è forse l’ultimo dei piatti di una dignitosa povertà di una città ridisegnata dai feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale ed oggi dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanità con il suo teatro romano, i resti della città nell’area Triggio, le mura e torri longobarde, la chiesa di Santa Sofia e il suo Campanile, il Duomo e così via, sino all’Hortus Conclusus con le installazioni di Mimmo Palladino.
In uno scenario simile l’appartenenza ad un’epoca di fame e stenti è quasi qualcosa da dimenticare o archiviare nei luoghi più nascosti della memoria.
Proprio lì è sopravvissuto il “poverello” che come dice la parola stessa è ben distante da un ideale di piatto delle feste e nel contempo si discosta dal poverello partenopeo per il mancato uso dello spaghetto (si usano gli ziti spezzati) e dell’uovo che nelle campagne e quindi anche nella città di Benevento ha un impiego più delle feste e per piatti ricchi.
Ecco la ricetta.
Ingredienti per 4 persone
- 240 gr. di ziti da spezzare
- 180 gr di patate
- 80 gr. di cipolle bianche
- 80 gr. di guanciale di maiale
- Olio extravergine di oliva e Sale q.b.
Procedimento
Lessare le patate con la buccia. Farle raffreddare, pelarle e tagliarle a cubetti di circa 2 cm per lato.
Far rosolare il guanciale in una padella con olio extravergine di oliva. Una volta che è ben rosolato, sollevarlo e metterlo su carta assorbente.
Affettare finemente la cipolla e farla appassire in una padella con olio extravergine di oliva. Aggiungere verso metà cottura le patate e aggiustare di sale e successivamente aggiungere anche il guanciale rosolato.
Lessare nel frattempo gli ziti spezzati e saltarli in padella con cipolle, patate e guanciale.
Servire con la possibilità di aggiungere formaggio vaccino stagionato (il parmigiano reggiano è perfetto anche se non filologico) e peperoncino.
In estate garantisco che è una ricetta perfetta.
Autore
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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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