Non c’è niente da fare! Noi italiani siamo così. Tutto quello che non reperiamo su scala nazionale o non conosciamo per la nostra grande ignoranza finisce con il non essere buono. spaghetti and meatballs
Sul cibo, poi, non ci batte davvero nessuno. Su questo argomento siamo intransigenti.
Così il cibo giapponese viene guardato con molta ritrosia. “Non cuociono nulla!” è una delle espressioni più ricorrenti, salvo ignorare l’estesa tradizione italiana (pugliese e siciliana in testa, di consumare crudo gran parte del pescato).
L’errato assioma cucina cinese = formiche è poi ormai un consolidato must dell’italiano di scarsa memoria. Lingua, Trippa, Milza e quinto quarto vario poco hanno di distante da alcune preparazioni di limitatissime aree della Cina. Senza dimenticare il casu marzu (o “formaggio con i soldati” – VEDI QUI ) o la “pajata” che rispetto alle formiche fritte (peraltro insapore e inodore) sono un gradino più su nei cibi che generano repulsione.
In questa immane ignoranza (intesa come non conoscenza) l’italiano continua a sguazzare, forte della sua grande conoscenza del cibo e su tali basi è sempre pronto ad emettere giudizi.
Tra i più colpiti, dopo i popoli del cd. terzo mondo, gli anglosassoni, ed in particolare gli americani.
Qui l’accanimento gastro-gourmander italiota è a dir poco furibondo in un mix di superiorità stizzosa e stizzente alla D’Alema e sfottò di vario genere.
Fatto sta però che molto di quello che viene considerato americano è di altra provenienza potendo attribuire agli americani ben poche cose.
Un esempio? L’Hamburger
Chi non direbbe che è americano. Eppure, già il nome dovrebbe farci dubitare fortemente di tali origini. L’hamburger, in effetti, discende da una preparazione tipica del nord della Germania: le Frikadelle. Delle polpette, di carne o di pesce, nella maggior parte dei casi fritte in olio di colza. Chiaro che degli emigranti che spesso si muovevano in luoghi di fortuna avessero introdotto tale preparazione ma arrostita o cotta sulle stufe economiche di cui disponevano.
Meglio non va per gli hot dog, il cui elemento principale, il wurstel (o più correttamente il wurstchen essendo wurstel parola dialettale), si chiama “frankfurter” e il suo accompagnamento è con crauti, cipolle e senape. Inutile andare oltre sulle origini di questa preparazione direi.
Si potrebbe continuare in tal senso per moltissimi piatti senza doversi accanire nemmeno con le fettuccine Alfredo (fettuccine con la panna), la pasta con il pollo (a Calitri – Avellino – si fa il ragù con il pollo…) o con la pizza con i “pepperoni” che altro non è che salame piccante su un disco di pasta con pomodoro e mozzarella (la nostra Diavola).
La lista è lunga. Si salva solo la Coca Cola e poco altro se non si ignora la matrice culturale di fondo.
Il punto è proprio questo. Ignorare la radice culturale di un piatto. Così autorevolissimi siti come wired.it (piatti non italiani) o vanityfair (spaghetti con le polpette) ne denunciano la non italianità spacciata a piene mani dagli statunitensi.
Nel far salvo anche alcuni autorevoli siti di enogastronomia italiani che non menzionerò, ma invito ad effettuare le opportune rettifiche, ognuno di questi articoli muove le mosse del suo je accuse dal mitico piatto di spaghetti con le polpette (Spaghetti and meatballs).
Dopo lunghe dissertazioni e strali verso questo ignobile abbinamento a noi ignoto, poi si passa a tutto il resto in un elenco sommario come dinanzi ad un plotone di esecuzione che legge la sentenza di condanna.
Eppure, gli spaghetti and meatballs sono italianissimi!!!
Forse anche antecedenti a molte preparazioni di pasta! E trovano il loro antenato in un antico e tradizionale piatto abruzzese del teramano: le “chitarrine con le pallotelle”. Un piatto di spaghetti alla chitarra con le polpettine cotte nel sugo. Unica differenza con gli spaghetti and meatballs da reperire nella dimensione delle polpette. Tutto lì.
E secondo voi chi ce li ha portati in USA gli spaghetti and meatballs? Tra il 1870 e il 1910 in America sono sbarcati oltre 500.000 emigranti abruzzesi.
Cerchiamo di essere più italiani.
La foto in evidenza è stata reperita in internet e non è di nostra proprietà.
Autore
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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.
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